sabato 23 aprile 2011

Immagini relative all' alchimia

Arte


               "  Melancolia I ", Albrecht Durer, 1514;conservato presso la Staatliche Kunsthalle a Karlsruhe in Germania.
               
Innovazione

                          Il tribikos di Maria l’Ebrea, tratto dalla Collection des anciens alchimistes grecs di Berthelot.

Copertina di un libro


             "Le Meraviglie della Natura. Introduzione all' alchimia" di Elèmire Zolla; Ed. Marsilio; 1998

Francobollo
                                    Francobollo commemorativo di Avicenna; Tunisia, 1980.

Fumetto
                                "Full Metal Alchemist", di Hiromu Arakawa; uscita n° 1; 2001.
                        Titolo originale: " 鋼の錬金術師 Hagane no renkinjutsushi"
  
Articolo di giornale

Un convegno a Philadelphia rivaluta le ricerche degli antichi egizi, di Avicenna e Paracelso

Oro e pietra filosofale, l' alchimia riabilitata

Gli scienziati ammettono: chimica e farmacologia nascono da lì


L' alchimia sta tornando in scena. Non perché qualche adepto sia riuscito a trasmutare dei vili metalli in oro o a scoprire la pietra filosofale, ma per il semplice motivo che le sue pratiche e i protagonisti che l' hanno resa fascinosa sono argomenti che fanno tendenza in molta pubblicistica contemporanea e ora anche la scienza le riconosce indiscutibili meriti. Si dica quel che si vuole sull' argomento, ma di certo non si può tacere un convegno di tre giorni svoltosi il mese scorso, organizzato dalla Chemical Heritage Foundation di Philadelphia, al quale hanno partecipato un' ottantina di scienziati (tra i quali c' erano numerosi chimici), che ha messo in evidenza tutti gli aspetti positivi di tale disciplina. Il promotore, Lawrence M. Principe, storico della scienza della Johns Hopkins University, ha confessato che negli ultimi 15-20 anni «abbiamo capito come l' alchimia sia stata fondamentale per la moderna chimica». Certo, un «perché?» a questo punto è necessario, ma ad esso il professore americano ha fornito numerose risposte, che vanno dallo sperimentalismo alla creazione del marchio di fabbrica (del resto ogni alchimista aveva una sua via, da considerarsi unica, per giungere al salto della materia). Di più: è nel laboratorio alchemico che muove i primi passi la chimica sperimentale e anche la farmacologia con cui ci curiamo. Gli elisir di lunga vita erano ricercati quanto l' oro. D' altra parte, sia gli iniziati che coltivano questa disciplina, sia i dilettanti che se ne interessano, sanno che vi sono numerosissime pubblicazioni contemporanee dedicate ad essa. In Italia la casa editrice Mediterranee di Roma ha addirittura una collana (quasi una trentina di volumi pubblicati) dedicata ai classici dell' alchimia; un marchio prestigioso come Les Belles Lettres, da annoverarsi tra le glorie di Francia, ha avviato la pubblicazione, con testo a fronte e una serie di magistrali note, degli scritti alchimistici greci (oltre una decina i volumi previsti). Sino ad oggi sono usciti tre tomi e Fréderic Audibert, responsabile dell' omonima libreria parigina in Boulevard Raspail, ricorda che «sono tra quelli più venduti e le richieste ci giungono da tutto il mondo, dall' Asia all' America del Sud». Un filosofo come Emanuele Severino ci ha confidato: «Mi sono interessato di astrologia, forse perché la scoprii tra le passioni di Galileo. Devo ammettere che non ho mai coltivato studi relativi alla pietra filosofale o al salto di materia, ma sovente tali argomenti li ho travati in numerosi filosofi. Inoltre non farei una distinzione essenziale tra alchimia e chimica, giacché entrambe mirano al dominio delle cose». Se il professor Principe ha ricordato al convegno di Philadelphia che «gli alchimisti non erano dei cialtroni con l' alambicco», uno storico come Jacques Le Goff ha scritto pagine sul rapporto tra questa singolare categoria di ricercatori e il papato. Anche in Italia è uscito, presso le Edizioni Viella, un interessante libro di Chiara Cresciani dal titolo Il Papa e l' alchimia, dove si parla di Guglielmo Fabri, medico di Felice V, e di un suo trattato che contiene le conversazioni che si svolsero tra i due: ebbene, le discipline alchemiche vi hanno gran parte. Rodolfo II d' Asburgo ebbe alchimisti stipendiati al suo servizio, Carlo V di Francia ed Edoardo IV d' Inghilterra furono cultori della materia. Non sono che esempi nell' oceano dei possibili casi, che vanno dall' antico Egitto (la tradizione lega la nascita di questa pratica al nome di Ermete Trismegisto) alla Firenze dei Medici, da Cagliostro ai costruttori di cattedrali, via via sino ad arrivare a numerosi vicari di Cristo. Il sommo filosofo arabo Avicenna dedica all' oro il secondo libro del suo Canone e ne descrive le possibilità terapeutiche secondo uno schema conosciuto negli ambienti alchemici. Fulcanelli, considerato il più grande iniziato del ' 900, ricorda ne Il mistero delle cattedrali (tradotto dalle Mediterranee) che il segreto di quest' arte è in un colore di una vetrata di Notre Dame. Di più: percorsi alchemici si ritrovano in Alberto Magno, in Ruggero Bacone e c' è un trattato sulla pietra filosofale attribuito da taluni a Tommaso d' Aquino. Jung in pieno ' 900 considerò il linguaggio simbolico dell' alchimia frutto delle strutture archetipiche della psiche umana. Paracelso, già nel XVI secolo, non distinse le sue ricerche mediche da quelle iniziatiche, ma arrivò a scoprire numerosi disturbi attraverso l' analisi delle urine e formulò cure con pratiche alchemiche. D' altra parte, il suo nome è legato anche all' «homunculus», che è il primo tentativo di creare la vita in laboratorio. Il convegno di Philadelphia ha certificato che questa disciplina va onorata e ringraziata, e che i suoi adepti sono da considerarsi al pari dei ricercatori seri. Certo, c' è poi l' aspetto contrario che ci ha tramandato la storia della scienza, forse a cominciare da quel che capitò al povero Augurelli di Rimini (1441-1524), il quale si recò da papa Leone X e gli confidò di aver scoperto la pietra filosofale e che avrebbe potuto trasformare il mare in oro se il mare fosse stato di mercurio. Il pontefice, che aveva il senso dell' ironia, gli regalò una borsa, affinché potesse riporvi tutto l' oro che con la nuova scoperta avrebbe trovato.
Torno Armando
Pagina 22
(14 agosto 2006) - Corriere della Sera


Film
"Primo tango a Roma...Storia d' amore e d' alchimia". Regia di Lorenzo Gicca Palli;1973. Genere: Commedia.
 


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